lunedì 16 luglio 2012

Giorgio Napolitano Intercettazioni telefoniche

Lo si apprende da un comunicato del Quirinale nel quale si aggiunge che la decisione è stata presa per evitare che le intercettazioni realizzate su mandato della procura palermitano possano finire per costituire, dal punto di vista giuridico, un precedente.




“Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha oggi affidato all’avvocato generale dello Stato l’incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato; decisioni che il Presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione”, si legge nella nota.



Il Quirinale aggiunge che “alla determinazione di sollevare il confitto, il presidente Napolitano è pervenuto ritenendo ‘dovere del presidente della Repubblica’, secondo l’insegnamento di Luigi Einaudi, ‘evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell’occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce’”.



Nelle settimane scorse, nell’ambito dell’inchiesta su una presunta trattativa fra lo Stato e la mafia agli inizi degli anni Novanta, sono stati pubblicati stralci di telefonate intercettate di Nicola Mancino, ministro dell’Interno dell’epoca, con il Quirinale e di interventi del Quirinale sul Csm circa le prerogative della procura palermitana.

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